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LA TECNICA DELLA PLANATA
Di Franco Russo

 

Premessa
 
Come sappiamo, noi surfisti, questa passione e’ una malattia che ci fa’ litigare con le mogli, le fidanzate ed affini, ci fa’ trascurare il lavoro e lo studio e siamo sempre pieni di dolori ed abrasioni di tutti i tipi ma ci da’ un sacco di adrenalina .
 
Ma allora visto che in acqua ci stiamo e ci vorremmo stare il piu’ possibile e in maniera meravigliosa, cerchiamo di migliorarci. 
Eccovi dunque un breve sunto dei libri citati, spero che vi siano d’ausilio e che riusciate amigliorare facendo delle vostre uscite in mare delle magnifiche surfate.
 
Questi appunti sono dunque dedicati a tutti voi o cari che siate bravi o bravissimi e/o maledettamente scarsi, scarsoni o scarsetti non ha importanza .

Con un augurio di meravigliose surfate … buona lettura


Sommario
 
1) Planare
 
1.1) la planata
 
1.2) l’effetto planata
 
1.3) elementi essenziali della planata
 
1.4) assetto in planata
 
1.5) tecnica della pressione sul piede d’albero
 
1.6) vento calante
 
1.7) l’esatta posizione del corpo nella planata
 
2) Controllo in navigazione
 
2.1) la bolina
 
2.2) spin out
 
2.3) i salti
 
2.4) l’uso del trapezio
 
2.5) regole base per l’alta velocita’
 
3) Trimmaggio : regolazioni rig/tavola
 
3.1) premessa
 
3.2) track
 
3.3) vela
 
3.4) boma
 
3.5) strap


1) Planare


1.1 La planata 
 
Planare e’ un modo di andare con la tavola che non viaggia in acqua ma sull’acqua.
L’altro modo e’ di andare con la tavola che galleggia e si muove meno velocemente perche’ e’ immersa in parte nell’acqua e ne schiaccia percio’ una certa quantita’.
In questa seconda condizione (la tavola galleggia sull’acqua) si formano due tipi di “effetto frenata” : 1° la resistenza dell’onda; cioe’ la tavola deve spostare con la punta una certa quantita’ d’acqua formando delle onde che assorbono energia all’avanzamento --
2° l’attrito; che si forma per lo strofinio della maggiore superficie bagnata all'avanzamento.
 
 
1.2 L’effeto planata 
 
Con vento forte la tavola acquista una certa velocita’, sull’acqua
Si forma allora , sulla parte anteriore della superficie bagnata , una forza ascenzionale cioe a prua la corrente dell’acqua (creatasi la velocita’) tende ad alzare la tavola.
Man mano che aumenta la velocita’ la tavola salira’ di piu’ fino a portare la tavola a pelo d’acqua ed a farla planare sulla superficie dell’acqua.
La resistenza dell’onda in planata viene praticamente eliminata,e resta quasi solamente la resistenza d’attrito, che pero’ sara’ minima dato che la tavola planando diminuisce la superficie bagnata e pertanto frenante.
Le migliori planate si ottengono nelle andature di lasco e di raverso.
 
 
1.3 Elementi essenziali della planata
  
Sotto raffica aumenta la velocita’, la tavola sembra leggerissima e maneggevole, scivola sull’acqua, la prua non sbatte piu’sull’onda ma batte forte sulla cresta e tutta la tavola di conseguenza vibra, la prua si solleva visibilmente.
Il gorgogliare dell’acqua a poppa si trasforma in un leggero fruscio.
La pressione nella vela che prima era chiaramente percettibile ,a volte addirittura faticosa, cede ad un tratto.
La forza del vento con la planata della tavola viene trasformata in velocita.
L’accelerazione della tavola comporta una spinta dinamica sotto la chiglia della tavola, la prua si alza .
 
 
1.4 Assetto in planata
 
Una volta raggiunta la planata la parte anteriore tende ad uscire fuori dall’acqua e si naviga con la tavola in acqua nel tratto poppa-centro tavola .
Con la prua sempre piu’ alzata non diminuisce solo la superficie planante (della carena), ma il punto di pressione laterale (detto centro di deriva) della tavola si sposta sempre piu’ all’indietro, cio’ significa che si puo’ arretrare con il peso del corpo e chiudere la vela sulla coperta inclinando il rig verso poppa .
Lo spostamento all’indietro del corpo fa’ diminuire la superficie bagnata e la velocita’ aumenta.
Ma attenzione, affondando di piu’ la poppa la tavola iniziera’ a frenare.
 
La regola numero uno per planare e’ di arretrare il corpo mentre aumenta la velocita.

Occorre spostarsi a piccoli passi dal centro tavola verso poppa fino a mettere il piede anteriore nella prima strap,lasciate il piede di poppa fra le due strap verso poppa perche’ adesso potra’ (il piede) dosare il peso del corpo nelle due direzioni prora-poppa e viceversa.
Soltanto quando la forza del vento sara’ sufficiente e la vostra planata si sara’ stabilizzata, potrete portare il piede posteriore nella strap.
Le onde e le raffiche causano una continua differenza di velocita’che richiede sempre un nuovo assetto del peso del corpo per raggiungere la planata ottimale.
In pratica i movimenti d’assetto del corpo per un ottimale planata/andatura sono: piedi nelle strap; ginocchia leggermente piegate e il busto terra’ con il dorso relativamente teso la forza della vela.
Potrete nel contempo fare in modo che una parte del peso del busto tramite le cimette del trapezio si scarichi sul boma .
Quando la forza del vento aumentera’ con una raffica appendetevi meno in avanti ma piu’ in dietro e di lato al rig e caricate un po’ di piu’i piedi .
Cosi’ il vostro busto si spostera’ leggermente indietro, la gamba davanti sara’ piu’ distesa, quella dietro più piegata.
Al contrario quando la raffica diminuira’ portate il busto piu’ in avanti verso il rig facendo’ piu’ pressione sul piede d’albero in modo che tutta la tavola venga caricata un po’ piu’ avanti.
Per ragiungere cio’piegate la gamba anteriore e tendete quella posteriore, contemporaneamente il peso del baricentro del vostro corpo, cioe’ il bacino e il busto, si sposteranno un po’ piu’ in vanti e piu’ vicino alla tavola.
In generale si puo’ dire che più cazzate la mano dell’albero e premete sul piede di prua nella direzione della d’andatura piu’ aumentera’ la velocita’.
 
Piu’ cazzate la mano della vela e piu’ pressione darete attraverso il piede posteriore generando invece piu’ forza laterale e con questo piu’ scaroccio.
Il corpo deve assumere una posizione ad “ s ” .
La vela con il variare della velocita’ dovra essere regolata di conseguenza.
Planando bisogna tenere la vela piu’ chiusa per raggiungere un rendimento ottimale.
Con l’aumento del vento anche il punto di pressione nella vela si sposta leggermente indietro, le mani sul boma dovranno fare altrettanto.
In condizioni di vento a raffiche la posizione di planata della tavola e’ regolata dal corpo agendo con maggiore o minore pressione sul piede d’albero.
Al calo di velocita’ si risponde avanzando il corpo a prua.
Durante la planata la tavola va tenuta in perfetta posizione orizzontale sull’acqua con l’ausilio dei piedi nelle strap.
 
 
1.5 Tecnica della pressione sul piede d’albero

 
Quando si e’ gia’ in planata il vento potrebbe calare , ma con una giusta posizione del corpo si puo’ rimanere in planata.
Occorre non fare affondare troppo la prua o la poppa perche cio’ frenerebbe la tavola per l’attrito con l’acqua.
Per non perdere l’andatura con vento calante attaccate un po’ piu’ di peso del corpo al boma restando pero’ nelle strap, mantenete il rig piu’ verticale possibile e spostate il vostro corpo fino al centro della tavola.
Se questo non dovesse bastare tendete la gamba posteriore e piegate quella davanti per portare il busto ancora piu’ a prua facendo cosi’ pressione sul piede d’albero.
 

1.6 Vento calante
 
Con vento/raffica calante e/o vento leggero e’ necessario esporre il piu’ possibile la vela al vento in modo che l’energia dell’aria investa al meglio la vela.
A tal proposito occorre tenere il rig piu’ orizzontale possibile e con tutta la superficie della vela esposta alla direzione del vento. Naturalmente bisogna stare pronti a contrastare un eventuale raffica per non finire rivinosamente in acqua.
 
 
1.7 L ’esatta posizione del corpo nella planata
 
Per la velocita’ occorre: distendere quasi completamente la gamba anteriore e flettere quella posteriore; far pendere il bacino molto esternamente; stare con il busto eretto o almeno inclinato leggermente all’esterno; tenere le braccia tese; le spalle piegate verso il boma; la mano dell’albero con il palmo in su’ e quella della vela in giu’; la testa e lo sguardo devono essere rivolti nella direzione della navigazione; i piedi sono inseriti nelle strap; il trapezio e’ agganciato alle scottine del boma; la tavola e’ perfettamente orizzontale sull’acqua.

 

2) Controllo in navigazione  

2.1 La bolina
 
L’andatura di bolina e’ una navigazione lenta, occorre tenere il piede d’albero posizionato in avanti sul track, stare con il corpo piu’ in avanti e gravare con il peso sul boma.
La vela va’ tenuta verticale .
Per entrare in bolina in maniera ottimale e’ necessario prima portarsi al traverso per acquisire un po’ di velocita’ e successivamente dirigere la tavola nell’andatura di bolina .
 
 
2.2 Spin out
 
Il fenomeno dello spin out si manifesta quando la pinnetta perde portanza, cavita, ciò avviene in presenza di aria o in presenza di schiuma o nell’atterraggio dopo un salto e durante l’eccessiva velocita .
Spin out vuol dire “scivolare via lateralmente”.
La tavola si mette di traverso e si ha la senzazione di aver perso la pinnetta, quest’ultima e’ soggetta ad una pressione laterale anomala e molto pericolosa che puo’ farla rompere.
Per rientrare dal predetto fenomeno occorre sventare la vela per ridurre la velocita’ o addirittura fermarsi .
 
2.3 I salti
 
Per compiere i salti con la tavola occorre che le onde siano contrarie al nostro moto, sfruttandole come rampe di lancio e utilizzando l'alta velocita’ acquisita nella planata .
 
Dovendo saltare occorre portarsi al lasco, prendere velocita’ e poi:

- Sciegliere l’onda che fa’ al caso nostro e quando mancano pochi metri orzare decisamente andando verso l’andatura di bolina portando il rig verso poppa. Rimanere con i piedi inseriti nelle strap e portare il peso del corpo sulla gamba posteriore, con la gamba anteriore cercare di accompagnare e/o facilitare il decollo della tavola sollevandola ulteriormente;
 
- Cazzare bene la vela per sfruttare la forza del vento;
 
- Raggiunta la massima altezza, piegare le gambe avvicinando le ginocchia al busto per fare in modo che la tavola rimanga in aria il piu’ a lungo possibile.
La tavola va’ manovrata con il movimento dei piedi e delle gambe;
 
- Nell’atteraggio l’ideale e’ ritornare in acqua al traverso, se la tavola atterra di bolina lo scafo va’ spin out.
 
 
 
 
Nell’atterraggio si perde velocita’ perche la poppa affondera’ parecchio nell’acqua rallentando l’andatura .
Qualora nella zona della pinnetta rimanesse aria si andrebbe incontro al fenomeno dello spin out.
 
 
2.4 Uso del trapezio 
 
L’uso del trapezio consente un minor affaticamento muscolare e l’aumento della velocita’.
La velocita‘ aumenta perche‘ si riesce ad ottimizzare la nostra posizione e l’assetto della tavola. Inoltre funge da galleggiante facilitando la partenza dall’acqua.
Il trapezio consente di mantenere la vela chiusa durante la planata e scaricare il peso del corpo nella vela, fa’ diminuire l’attrito fra la tavola e l’acqua.
La lunghezza delle scottine dipende anche dalla grandezza della vela, normalmente con vele piccole si usano cimette piu’ lunghe per controllare meglio il rig in condizioni difficili.
Con vento forte e’ meglio avere le scottine corte per ridurre la superficie della vela essendo questa molto inclinata verso di noi.
Norma basilare per l’ampiezza e’ di regolarle secondo la lunghezza del nostro avambraccio.
La loro lunghezza dipende anche dal tipo di trapezio usato.
 
 
2.5 Regole base per l’alta velocita’ 
 
- Tenere la tavola orizzontalmente mediante i piedi inseriti nelle strap, cio favorisce l’innalzamento del centro-prora;
 
- Busto del corpo appeso al boma mediante le braccia ed il trapezio;
 
- Effettuare piccoli spostamenti del corpo per regolare l’assetto della tavola;
 
- Vela chiusa sulla poppa per evitare turbolenze in coda e non perdere il vento che sfugge tra la poppa e la base della vela;
 
- Braccia tese, gambe tesa anteriore flessa la posteriore;
 
- Tenere la vela verticale;
 
- Portarsi al lasco o al traverso, sono le andature ottimali per la velocita’/ planata. 

 

3) Trimmaggio: regolazioni rig / tavola

3.1 Premessa
 
Nelle nostre uscite e’ molto importante la regolazione dell’attrezzatura.
Un ottimo trimmaggio ci consente di manovrare al meglio,garantisce migliori prestazioni e sopratutto ci fa’ navigare in sicurezza.

Per la sicurezza, prima d’uscire in mare, occorre controllare:
 
              Pinnetta ben inserita e salda nel suo alloggio;
 
              Strap ben fissate e regolate secondo le dimensioni dei nostri piedi;
 
              Track integro;
 
              Valvola di sfiato della coperta chiusa (da riaprire al rientro);
 
              Integrita’ del piede d’albero;
 
              Cime varie integre e correttamente inserite,senza sovrapposizioni;
 
              Boma integro,con l’attacco rapido all’albero in ottime condizioni;
 
              Vela: ferzi, caricabasso e bugna integri, stecche ben regolate.
 
 
3.2 Track
 
Durante le alte velocita’ e’ necessario portare il peso piu’indietro, cio’ si ottiene anche portando il piede d’albero (che e’ nel track) nella posizione piu’ arretrata, mantenendo cosi’ la superficie planante relativamente piccola. In gergo si dice arretrare il track.
La regola e’ la seguente: piu’ forte e’ il vento e quindi l’andatura piu’ il track verra’ spostato in dietro, piu’ e’ debole il vento piu’ il piede d’albero verra’ posizionato al centro.
 
Le posizioni del track nelle varie andature sono:
 
Bolina traverso lasco poppa
Avanti centro dietro avanti
 
Nota: il prospetto su riportato si riferisce a tavole con il track regolabile in navigazione.
 

3.3 Vela

 
Per evitare turbolenze , perdere vento e quindi velocita’ occorre tenere la base della vela chiusa sulla poppa, cosi’ facendo la vela trasmette piu’ spinta, si diventa piu’ veloci e si rimane piu’ a lungo in planata.
Con vento leggero la tensione della bugna va tenuta al minimo, quando il vento e’ sostenuto occorre regolare nuovamente la tensione della bugna e del caricabasso.
Quest’ultimo con vento leggero deve essere regolato con una media tensione. Mentre con vento forte va’ cazzato al massimo.
Quanto detto per il caricabasso si traduce in un +/- 5 cm di tensione.
 
Per quelle vele che hanno due occhielli nella bugna la posizione del boma e’:
Occhiello alto = vento leggero
Occhiello basso = vento forte
 
L’accoppiamento caricabasso vela/bicchiere piede d’albero deve essere il piu’vicino possibile alla coperta della tavola per consentire di evitare sfuggite di vento quando si chiude la vela sulla poppa.
 
Nell’armare la vela questa non deve avere pieghe anomale vige dunque la regola:
 
Pieghe orizzontali = poca tensione al caricabasso
Pieghe verticali = poca tensione nella bugna
 
 
3.4 Boma
 
La lunghezza del boma deve essere quella prevista per quel tipo di vela, le moderne vele danno l’idicazione di questa misura ma comunque vige la regola di lasciare pochissimo spazio tra la bugna e il fondello del boma.
Il boma va’ posizionato ad un altezza tale da corrispondere all’altezza delle spalle, con vento forte potrebbe essere alzato fino i nostri occhi.
 

3.5 Strap
 
La posizione delle strap dipende da cosa fate , slom, racing, freeride ecc. Ma la regola e’quella di posizionarle secondo le istruzioni della casa costrutrice e comunque solo dopo vari tentativi si capisce se siete a passo lungo o corto.
Per la loro ampiezza esse vanno regolate in modo che con vento normale rimangono uno/due cm di spazio tra esse e il collo del piede.
Con vento forte non devono essere regolate troppo larghe perche’ puo’ essere molto pericoloso, causando fratture o distorsioni.
La migliore regolazione e’ tale che il collo del piede si incastra nella strap e che spuntino dall’altra parte solamente le dita del piede.

 



2006– © Kite-tecnica.it — Franco Russo